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Accumulo energetico, il 2026 è l'anno della svolta per le batterie in Italia

Accumulo energetico, il 2026 è l'anno della svolta per le batterie in Italia

Il 2026 si sta affermando come l'anno della svolta per l'accumulo energetico in Italia. La crescita dei sistemi di stoccaggio elettrico, trainata sia dal mercato domestico sia dai grandi impianti di scala industriale, ha raggiunto numeri che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati irrealistici, mentre il nuovo meccanismo di aste gestito da Terna sta convogliando miliardi di euro verso la costruzione di nuova capacità. Per un sistema elettrico che dipende sempre di più da fonti rinnovabili non programmabili, le batterie sono diventate l'infrastruttura strategica che permette di conservare l'energia prodotta nei momenti di abbondanza e di restituirla quando serve davvero.

I numeri di un settore in piena espansione

I dati raccolti dal gestore della rete restituiscono la fotografia di un comparto in forte accelerazione. Secondo Terna, l'Italia conta oggi circa 900.000 sistemi di accumulo installati, per una capacità complessiva superiore a 18 gigawattora e una potenza di circa 7 gigawatt. Una parte rilevante di questa crescita è arrivata dal segmento di grande taglia: nel solo 2025 sono stati installati quasi 1,74 gigawatt di capacità a livello utility scale, ossia i grandi pacchi di batterie destinati allo stoccaggio stazionario. Il segmento domestico, dal canto suo, ha conosciuto una forte espansione negli anni degli incentivi all'efficienza, e oggi può contare su costi delle batterie ancora più bassi rispetto al passato.

Questa diffusione capillare non è soltanto una questione di numeri. L'accumulo consente di immagazzinare l'energia nelle ore centrali della giornata, quando l'abbondante produzione fotovoltaica fa scendere i prezzi, per poi rivenderla nelle fasce orarie in cui la domanda è alta e la generazione rinnovabile cala. È un meccanismo che migliora l'efficienza dell'intero sistema e che riduce progressivamente il ricorso alle centrali a gas, il cui peso nella produzione elettrica diventa sempre più residuale man mano che lo stoccaggio si diffonde.

Il MACSE, motore degli investimenti

Il principale strumento che sta orientando lo sviluppo dell'accumulo di grande taglia è il MACSE, il meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico. Attraverso questo sistema Terna acquista la capacità di accumulo con anni di anticipo rispetto all'effettiva entrata in esercizio, offrendo agli investitori una remunerazione stabile di medio e lungo periodo. È proprio questa visibilità a rendere possibile la programmazione di progetti che richiedono tempi lunghi e capitali ingenti.

La prima asta del MACSE ha dato risultati superiori alle attese. Sono stati assegnati 10 gigawattora di capacità di accumulo a batteria, pari al fabbisogno richiesto, a fronte di un'offerta complessiva oltre quattro volte superiore alla domanda. La forte competizione ha permesso di spuntare prezzi medi di assegnazione nettamente inferiori alla base d'asta, sbloccando investimenti stimati intorno al miliardo di euro. La capacità contrattualizzata è stata allocata in prevalenza nel Sud Italia e nelle isole, dove la rete è più fragile e la necessità di flessibilità è strutturalmente più elevata. Gli impianti aggiudicatari, basati sulla tecnologia agli ioni di litio, dovrebbero entrare in funzione nel corso del 2028.

Le prossime aste e il calendario del 2026

Il percorso, però, è soltanto agli inizi. Per le procedure successive l'Autorità di regolazione ha espresso parere favorevole alla proposta di Terna di approvvigionare 16 gigawattora di capacità in vista dell'anno di consegna 2029, una quota che riflette il fabbisogno aggiuntivo stimato per garantire l'adeguatezza del sistema nei prossimi anni. La seconda asta MACSE dedicata alle batterie è collocabile, secondo il gestore della rete, nell'ultimo trimestre del 2026, mentre la procedura del mercato della capacità con consegna al 2028 è attesa prima dell'estate.

Attorno a queste scadenze si gioca anche un dibattito tecnico di rilievo, quello sul cosiddetto de-rating, ovvero il coefficiente che misura quanta della potenza nominale di una batteria viene effettivamente riconosciuta ai fini dell'adeguatezza. Una revisione di questo parametro modifica gli equilibri tra le diverse tecnologie e influenza sia il numero di megawatt che ciascun impianto può qualificare sia i prezzi finali delle gare. Sono dettagli regolatori apparentemente tecnici, ma capaci di spostare ingenti volumi di investimento da una soluzione all'altra.

Per ulteriori approfondimenti, leggi il nostro articolo completo.

Perché lo stoccaggio è strategico

La ragione di fondo di questa corsa all'accumulo è la crescente penetrazione delle rinnovabili non programmabili. Senza sistemi capaci di immagazzinare l'energia, una quota crescente della produzione solare ed eolica rischierebbe di andare sprecata nei momenti di sovrapproduzione, un fenomeno noto come curtailment, particolarmente acuto in aree come la Sicilia e la Sardegna, dove abbondano gli impianti rinnovabili ma la rete è più debole. Lo stoccaggio centralizzato porta resilienza proprio dove serve di più, evitando di disperdere energia pulita e riducendo la necessità di costruire nuovi elettrodotti.

In questo quadro, le batterie e le centrali a gas vengono considerate da Terna tecnologie complementari e ugualmente necessarie per mantenere la sicurezza del sistema in una fase di transizione. Lo stoccaggio assicura la flessibilità di breve periodo, assorbendo i picchi e colmando i vuoti di produzione, mentre il sistema nel suo complesso riduce progressivamente la dipendenza dalla generazione termoelettrica e dal consumo di gas naturale.

Oltre le grandi batterie: l'accumulo distribuito

Se i riflettori sono puntati sui grandi impianti aggiudicati nelle aste, la transizione energetica passa anche dall'accumulo distribuito e dalle applicazioni di taglia più piccola. Sistemi di stoccaggio domestici, soluzioni per le imprese e dispositivi pensati per garantire continuità in contesti critici o di emergenza concorrono allo stesso obiettivo, rendendo l'energia più disponibile, più affidabile e meno dipendente dalle fonti fossili. La resilienza di un sistema elettrico moderno non si costruisce soltanto con i grandi parchi di batterie collegati alla rete di trasmissione, ma anche con una rete diffusa di soluzioni capaci di garantire alimentazione dove e quando occorre.

Il 2026, in definitiva, segna un punto di svolta. Tra numeri record di installazioni, aste che attraggono offerte ben superiori alla domanda e un calendario fitto di nuove procedure, l'accumulo energetico ha smesso di essere una promessa per diventare un pilastro concreto della transizione. La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare la capacità contrattualizzata in impianti realmente operativi, rispettando tempi e costi, perché è da lì che dipenderà la solidità di un sistema elettrico chiamato a integrare quantità sempre maggiori di energia rinnovabile.